Springsteen in Italia: ufficiale!!

novembre 22nd, 2011 § Lascia un commento

L’avevamo sussurrato poco tempo fa e ora è ufficiale.

L’altro ieri erano apparse alcune (tutte?) date inglesi:

  • 21 giugno, Sunderland (Stadium of Light)
  • 22 giugno,  Manchester (Etihad Stadium)
  • 24 giugno, Isle of Wight (Isle of Wight Festival)
  • 14 luglio, Londra (Hard Rock Calling, come nel 2009)

Oggi è il turno delle date italiane. Un’immagine vale più di 100parole:

tour 2012 burce springsteen

Le prevendite per la data di Milano iniziano il 24 novembre, il 1 dicembre tocca a quelle per Firenze e Trieste. Info su Ticketone.

 

 

Piccola (mica tanto) nota a margine: chissà come sarà senza Clarence; il palco sarà decisamente più spoglio.

Chi saranno i prossimi?

novembre 7th, 2011 § Lascia un commento

Chi saranno i prossimi a scannarsi in guerra? Occhio al medioriente, occhio a Israele, potrebbe succedere qualcosa di molto brutto a breve,

Bruce Springsteen in tour nel 2012

ottobre 20th, 2011 § 2 commenti

Avevo scritto quasi un anno fa di un probabile tour di Springsteen nel 2011, cosa che non si è verificata.

 

Questa volta invece facciamo sul serio. Allego uno screen-shot della bacheca di Claudio Trotta*.

bruce springsteen tour 2012

L’immagine parla da sé e viene da una voce autorevole che più volte ha detto di non prendere impegni per giugno.. certo non sarà qualcosa di caldo come nel 2008, probabilmente sarà un tour senza E-Street Band, ma comunque un evento, anzi, molti eventi, a cui partecipare.

*: nota importante. Chi non conoscesse Claudio Trotta faccia mea culpa e si inginocchi sui ceci! È il ”capo” in Barley Arts, società che organizza concerti ed eventi in Italia; è stato lui a portare il Boss da noi per la prima volta nell’ ’85. Insomma, una fonte davvero autorevole!  

16 ottobre 2005, delitto Fortugno

ottobre 16th, 2011 § Lascia un commento

Mentre la maggior parte dei telegiornali, dei quotidiani e dei mezzi di informazione italiani preferiscono parlare d’altro, io voglio ricordare quanto successe 6 anni fa e cioè l’omicidio del vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria Francesco Fortugno.
Venne ammazzato mentre votava per le primarie de ”L’Unione” da un uomo della ‘ndrangheta; il giorno dei funerali ci fu un corteo, e da questa esperienza nacque il movimento antimafia ”Ammazzateci Tutti”. Qualcosa di buono questo delitto ha dunque portato.

Il monito è il solito, sempre quello: saper dire di no alla mafia, sia non diventando un uomo di mafia ma sia anche denunciando comportamenti mafiosi.

ammazzati dalla mafia

 

p.s.: vale sempre l’invito a spendere 10€ per questo libro!

Arrestato Gaetano Ferrieri

ottobre 12th, 2011 § 1 commento

Hanno appena arrestato Gaetano davanti a Montecitorio mentre parlava pacificamente al popolo, 20 camionette delle forze dell’ordine bloccano le altre centinaia di manifestanti….VERGOGNA!!!!

Gaetano Ferrieri, 54 anni, dal 4 Giugno è in sciopero della fame davanti a Palazzo Montecitorio per protestare contro una casta politica interessata solamente alla difesa dei propri inaccettabili privilegi

Il paese della libertà

settembre 22nd, 2011 § 1 commento

la bandiera americana

*

Sono arrabbiato nero. E anche deluso.

Il 20 settembre Troy Anthony Davis è stato ammazzato dallo stato della Georgia.
Per essere più politically-correct ha subito un’esecuzione capitale.
Già a mio parere sono due le cose che non vanno:

  1. la pena capitale è sbagliata in ogni caso
  2. tanto più è sbagliata se la vittima è probabilmente innocente.

Una eredità del periodo Illuminista che l’Europa ha riscoperto dopo la fine del secondo conflitto mondiale è quella della negazione della pena di morte. Si può sostenere la tesi dell’inutilità della stessa sia partendo da una matrice religiosa (uno dei comandamenti è non uccidere) sia da una parte appunto razionale, cioè dalla matrice illuminista.
Le maggiori intuizioni sono raccolte in un libretto di poche pagine e facile da leggere che si chiama “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria, un Italiano vero, di cui andare fieri. Non mi addentro nei contenuti del libro, ma direi che ci sono dei motivi più che razionali per aborrare la pena di morte.

Tornando al caso di cronaca, Troy Davis fu accusato di omicidio plurimo (per conoscere la storia completa c’è la sua pagina su Wikipedia, purtroppo non è disponibile in italiano). Seguì giustamente un processo, e qui il colpo di scena: non ci sono prove (evidences), ci sono solo testimonianze! E sappiamo bene quanto una testimonianza sia fallace, il fatto di essere giuramento mentre si testimonia penso sia un deterrente dalla menzogna solo in una piccola parte dei casi. Capite l’assurdità del caso? Si parla di testimonianze di uomini e donne, non di prove certe, assolute e verificabili. Può la vita di una persona dipendere dalla parola di altre persone. No.

In pratica è successa la stessa cosa che accadde con Rubin Carter, anche lui accusato di omicidio plurimo e anche lui condannato a morte  sulla base di testimonianze. Solo il fatto di essere un pugile con un certo seguito, l’interesse della stampa e soprattutto di Bob Dylan che gli dedicò una splendida canzone, Hurricane, tutti questi elementi hanno fatto in modo che la pena fosse commutata in ergastolo, e infine, accertata la sua innocenza, fosse rilasciato. Per lui c’è stato il lieto fine.

Per Troy Davis no. Io mi chiedo come si possa definire ”land of freedom”, terra della libertà, gli Stati Uniti d’America. Io piuttosto li definirei ”terra dove solo i soldi contano, siamo puritani ma odiamo i negri e ogni cosa è più grande”.

Addio Troy, scusaci.

*: la bandiera che ho scelto è quella che era attaccata sul retro della giacca in pelle di Captain America, il personaggio di Easy Rider interpretato da Peter Fonda. Se l’ho messa c’è un perché, ma non voglio svelarlo. Consiglio di vedere il film concentrandosi molto sul finale. Si capisce cosa è davvero l’America.

Ricordando gli attacchi dell’11 Settembre

settembre 10th, 2011 § Lascia un commento

Oggi ricorrono i 10 anni dal quel maledetto giorno.

Odio scrivere parole che sanno di già sentito o che sono retoriche.

Mi limito a osservare qualche minuto di silenzio e di riflessione per comprendere quello che è successo.

Da quel giorno circa 3000 persone non ci sono più, la guerra voluta da George Bush ne ha provocate circa 6000, tante, troppe, troppe vittime.

Vittime di cosa? In primo luogo di una ideologia* sbagliata come quella propugnata da Al Qaeda, in secondo luogo di una guerra come rappresaglia senza capo né coda.

Vorrei che oggi si provasse a cessare ogni odio od astio nei confronti della gente, e che si provasse a perdonare chi ha fatto del male. Come immagine con cui accompagnare questo articolo ho scelto una che ritrae dei vigili del fuoco che camminano tra le macerie. Perché proprio loro? Semplicemente perché loro, mentre Bush e i politici erano a puntare l’indice accusatore verso qualcuno e a fare discorsi su discorsi, loro erano ad aiutare la gente, ma aiutarla per davvero tirandola fuori dalle macerie. E alcuni di loro ci hanno lasciato le penne in questo grande atto di compassione (=soffrire con, questa è l’etimologia). Le persone che hanno aiutato altre persone in quei momenti di difficoltà, che siano vie o siano morte, per me sono degli eroi e degli esempi da seguire, perché solo avendo cura delle persone si può aver cura di sé.

 

Lascio un video che ho creato con delle immagini a tema e la musica di The Rising, Bruce Springsteen, che è una canzone scritta a proposito di 9/11 e parla non a caso di ‘rialzarsi’. Rising, come il sole.

 

 

 

*: Hannah Arendt, filosofa ebrea del Novecento, soleva dire a proposito delle ideologie:

Le ideologie sono opinioni innocue, acritiche e arbitrarie solo finché nessuno vi crede sul serio. Una volta prese alla lettera la loro pretesa validità totale, esse diventano il nucleo di sistemi logici in cui [...] ogni cosa deriva comprensibilmente e necessariamente, perché una prima premessa viene accettata in modo assiomatico. La follia di tali sistemi non consiste tanto nella prima premessa, quanto nella logicità con cui sono costruiti. La curiosa logicità di tutti gli -ismi, la loro fede ingenua nell’efficacia redentrice della devozione caparbia senza alcun riguardo per i vari fattori specifici, racchiude già in sé i primi germi del disprezzo totalitario per la realtà e la fattualità

da ”Le origini del totalitarismo”, Edizioni di Comunità, Milano 1966, pp. 626-627

9 agosto 1991 – 9 agosto 2011

agosto 9th, 2011 § Lascia un commento

giudice scopellitiEsattamente 20 anni fa moriva a Campo Calabro un giudice calabro. Mentre si è preoccupati ai cambi di toponomastica in quel di Parma, pochi si ricordano che oggi sono 20 anni da quel 9 agosto 1991.

Antonino Scopelliti sapeva a cosa andava incontro, sapeva che era scomodo alle mafie e che aveva poco tempo per finire il suo lavoro, ossia la requisitoria dell’accusa per il maxi-processo che sarebbe dovuto iniziare da lì a poco. Anzi, si era portato il lavoro in vacanza, praticamente.  (polemica fra le righe: in questi giorni di incertezza economica sarebbe bene che i nostri politici seguissero il suo esempio. O non hanno le palle?)

Sapeva del suo destino tanto che alcuni giorni prima in spiaggia qualcuno gettò un sacco della spazzatura; il giudice temendo fosse un attentato urlò <<È una bomba, è una bomba!!>> mettendo in allerta i bagnanti; era solo spazzatura, ma il clima in cui lavorava era questo. Eppure è andato avanti a lavorare fino a pochi minuti dalla sua uccisione.

Chi lo uccise? Mah, mistero. I mandanti appartengono a Cosa Nostra e ‘ndrangheta, Totò Riina e Nitto Santapaola, processati e assolti; gli esecutori non si sa chi siano. La collaborazione fra mafia calabra e mafia siciliana è inedita, siglata da un patto firmato col sangue, il sangue del giudice Scopelliti.

Perché venne ucciso? Bhé, era all’epoca il miglior magistrato d’Italia, un fiore all’occhiello per la magistratura, stava preparando la requisitoria per l’ accusa al Maxi. Insomma, era davvero uno che il suo lavoro lo faceva bene. E con dignità, infatti fu avvicinato da esponenti di Cosa Nostra nel tentativo di ”aggiustare” il processo; ma Nino rifiutò i soldi (tanti) che gli vennero offerti. L’epilogo della vicenda è noto.

C’è un libro che voglio consigliare, è Primo Sangue di Aldo Pecora. Scritto con la figlia del giudice Rosanna e con delle interviste ai magistrati Salvatore Boemi e Nicola Gratteri, il libro è una preziosa cronaca e analisi dell’omicidio, delle sue cause e dei suoi effetti. Una lettura consigliatissima. Qui si può leggere un estratto.

E qui c’è un video-appello della figlia Rosanna.

Vogliamo oggi ricordare un uomo che non è un eroe, ha solamente fatto il suo dovere. Ma in questi tempi anche semplicemente fare il proprio dovere è un atto eroico.

Un silenzio significativo

febbraio 17th, 2011 § Lascia un commento

Blogger siriana

Riporto questo articolo di Gennaro Carotenuto letto qui:

La condanna a cinque anni a Damasco di Tal al-Mallouhi, la blogger diciannovenne in carcere da oltre un anno per “intelligenza con gli Stati Uniti” (sic), pur scrivendo soprattutto a favore della causa palestinese, ha meritato al massimo delle brevi da parte dei nostri giornali.
E’ un silenzio, quello dei media italiani, più che imbarazzante e spiegabile solo con insipienza e razzismo. La Siria è un paese importante, meno dell’Iran, ma importante. La Siria di Assad Junior è un paese nemico, del nostro alleato Israele e dell’Occidente ed è uno dei pochi paesi della regione dal quale non si segnalano grandi movimenti politici d’opposizione in queste settimane.
La preoccupante condanna al carcere di una blogger, una studentessa liceale appena maggiorenne, da quasi un anno in isolamento, avrebbe potuto e dovuto raccogliere almeno una parte dell’attenzione ossessiva che i nostri media dedicano alla cubana Yoani Sánchez che, per la cronaca, mai è stata né arrestata né incriminata, né ha dovuto interrompere le pubblicazioni e che, quando è stata (ingenuamente) osteggiata dalla polizia cubana, ha potuto approfittare di megafoni mediatici mondiali.
Qual è la ratio? Yoani Sánchez parla una lingua intellegibile e Tal al-Mallouhi no? Perché la ragazza, oltre che di democrazia in Siria scriveva per la libertà della Palestina? I nostri media sono superati dal risorgimento mediorientale, hanno troppi pochi esperti e fondi e fanno fatica a seguire tutto? Ci sono interessi precisi, tipo quelli di chi finanzia organizzazioni come Reporter senza Frontiere, che vogliono fare di Yoani Sánchez un caso mondiale e semplicemente “se ne fregano” di Tal al-Mallouhi? Di sicuro nessuno ha fatto a gara per pagare traduzioni in tutte le lingue del blog della ragazza siriana che, per quello che può importare ai giornali italiani, nelle galere di Damasco, ci può anche morire.

Sulla blogger in questione c’è poco da dire, in Rete si trova poco e nulla; quel che sappiamo è che è una studente giovane, ha 19 anni e un coraggio che molti si sognano, e scrive a favore della Palestina e di un processo di pace in cui la Siria, il suo Paese, sia coinvolta.

libertà di pensiero, libertà di parola, libertà di scrivere

Non capisco come mai tutto ciò non faccia scalpore come è già successo altre volte; non mi capacito di come mai una ragazza che ha tutto da perdere e, fino ad ora, ha perso tutto non venga portata come esempio dalla stampa e dalla TV per i giovani; mi sorprende che parlare di pace non sia una notizia ”che venda”.
Sia chiaro: qui non si parla di Ruby, puttane o altro: si parla di una ragazza che ingiustamente è stata incarcerata e condannata a 5 anni di reclusione per spionaggio e divulgazione di segreti di stato e di nessuno che parla di lei. Come mai?

Voglio fare un paragone, forse è un po’ improprio ma aiuta a capire la situazione. Fino a qualche settimana fa si parlava di Sakineh, la donna che è stata condannata alla lapidazione per adulterio ed omicidio del marito; in Italia in particolare ne è stato fatto un caso nazionale guidato dalle quote rosa dell’ attuale Governo in nome della libertà e della parità dei sessi. La vicenda è nota a tutti, basta ricordarsela un attimo: Sakineh è stata scelta anche perchè dietro a lei c’è un messaggio politico ben chiaro: mettere sotto una cattiva luce il mondo islamico. Se lei fosse stata cinese probabilmente le cose dal punto di vista mediatico sarebbero andate diversamente, l’ Italia ha degli interessi commerciali verso la Cina. Dunque la storia è alquanto chiara: fare di un avvenimento un caso mediatico utile al ”potere”. Piccola parentesi e provocazione: perché la stessa campagna mediatica non avviene quando c’è una condanna a morte in Cina, USA o Iran?

Nel caso di Tal non ci sono interessi su cui lucrare: lei è dalla parte della pace ma anche della Palestina, nemica di Israele, la quale è alleata degli USA, e i rapporti fra Italia e USA sono esplicati in questo video. Direi che i conti tornano.
La stampa e la TV, in una parola l’ informazione fruibile senza Internet in Italia è controllata e risponde a specifici dettami; la cosa non meravigli, l’ aria che tira non è buona. Questo silenzio è una prova della complicità tra (mala)politica e informazione, un binomio viscerale e pericoloso.

Esprimo la mia più piena solidarietà a Tal al-Mallouhi e ne auspico la liberazione al più presto possibile; invito inoltre i lettori a leggere articoli sul tema della blogger e della libertà di parola, e i blogger a non tacere. Internet è un posto libero, difendiamo la nostra libertà parlando.

Segni di risveglio

febbraio 15th, 2011 § Lascia un commento

Books Segnali di risveglio da Giorgio Napolitano. L’ ho molto criticato per le sue scelte e soprattutto per i suoi silenzi e la sua mancanza di presa di posizione netta riguardo certe vicende. Ma devo dire che mi ha veramente colpito.

Il Presidente della Repubblica, in una nota del sito del Quirinale, espresso delle considerazioni circa la cultura, in particolare sull’ urgenza di difenderla e di diffonderla.

In anni duri nei quali incombevano i problemi della ricostruzione di una economia e di una società dissestate e sconvolte tra le prime cure di Luigi Einaudi eletto – dopo l’entrata in vigore della Costituzione – Presidente della Repubblica con mandato settennale vi fu quella dell’incoraggiamento della cultura e delle arti

I tempi sono sicuramente cambiati ma c’è qualcosa di simile nell’ atmosfera, ossia un’ aria di cambiamento. La scena politica è sull’ orlo del collasso, prima o poi il castello in aria su cui si regge cadrà rovinosamente a terra; a quel punto sarà importante per i Cittadini fare le scelte giuste e non farsi infinocchiare come spesso succede agli italiani (in tempi non sospetti, nel ’94). La cultura, le arti e il bello sono i nostri anticorpi contro un pensiero controllato e stereotipato; il libero pensiero  e la nostra coscienza sono la nostra scialuppa di salvataggio, coltiviamo queste nostre due doti.

Napolitano ricorda inoltre come un senso di identità nazionale provenga dalla cultura, e ad essere onesti ha ragione da vendere; ancor prima di Mazzini e del ’48, già nel ’300 c’era chi parlava di Italia, e questi erano i letterati, gli uomini di cultura.
A metà del ’300 Petrarca scrive il Canzoniere e dedica al Bel Paese (tra l’ altro, il termine ”Bel Paese” è di conio dantesco) una canzone, Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno, in cui denuncia la situazione in cui si trovava l’ Italia, divisa tra Guelfi e Ghibellini, una divisione che echeggia ancora oggi.
Lo stesso Dante nel canto VI del Purgatorio afferma che ”Ahi serva Italia, di dolore ostello, // nave sanza nocchiere in gran tempesta, // non donna di provincie, ma bordello! “, Nicolò Machiavelli chiude Il Principe con la stessa canzone di Petrarca proprio per chiedere la liberazione.

Di esempi ce ne sono a bizzeffe, non è questo il momento di citarli con cura e dovizia.

La cultura, le arti e il bello vanno salvaguardati, sia sul piano economico (ad esempio facendo in modo che a Pompei non ci siano più crolli, o che un orchestrale in Italia possa vivere degnamente e vantarsi del proprio lavoro) che divulgativo (ad esempio promuovendo festival come quello della Matematica di Roma, chiuso chissà per quale causa, incoraggiando la visita di musei e l’ uso delle biblioteche, migliorando i programmi in TV).

Ma forse a qualcuno (i nomi fateli voi) fa comodo che la massa rimanga in un certo senso ‘ignorante’, o comunque assopita culturalmente.

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